Visualizzazione post con etichetta Tenore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tenore. Mostra tutti i post

giovedì 23 giugno 2022

La lezione di un Divo - Parla Beniamino Gigli e mostra con l'esempio come risolvere il passaggio di registro tenorile

Beniamino Gigli: <<Ecco il FA e il FA DIESIS. Ecco il passaggio. La gola aperta perché il suono sgorghi naturale come la polla d'acqua sorgiva>> !!!

28-02-1938 - LA LEZIONE DI UN DIVO - Beniamino Gigli al Conservatorio di Milano spiega il segreto della sua arte:

"(...) il miglior maestro è il palcoscenico, ma occorre una disciplina; bisogna avere tenuto a mente e seguito i precetti di maestri. Una parola però anche a questi ultimi. Ricordare che non ogni ugola è conformata allo stesso modo. Non si tratta di fabbricare delle voci, ma di educarle secondo la loro particolare conformazione fisiologica..." Lo spartito della "Marta" è entrato in scena. "Prendiamo il notturnino", dice il divo. (...) "Ecco il FA e il FA DIESIS. Ecco il passaggio. La gola aperta perché il suono sgorghi naturale come la polla d'acqua sorgiva."




www.belcantoitaliano.com

------------------------------------

La preziosa testimonianza di Beniamino Gigli: sicurezza di respiro e di tono, facilità ed equilibrio d'emissione sono requisiti basilari nel Belcanto

TESTIMONIANZA DI BENIAMINO GIGLI

<<Sento di dover raccomandare a tutti i giovani cantanti: siate perseveranti nel vostro studio. Abbiate il coraggio di rimandare il vostro debutto fin che non sarete realmente preparati. Non fate, ve ne prego, che la tradizione del "bel canto" intristisca e svanisca. (...) Donizetti è più difficile da cantare che non Puccini (...) Il 5 ottobre 1916, al Teatro Ristori di Verona, aggiunsi una settima opera alla mia collana, che già stava accrescendosi regolarmente. Di nuovo Donizetti: "Lucia di Lammermoor". (...) Durante tutta la prima rappresentazione dovetti sforzarmi di risparmiare abbastanza fiato per il "Tu che a Dio..." lo avevo provato e riprovato molte volte, ma è un canto estremamente difficile ed estenuante (...) Un cantante la cui voce sia mediocre, la cui tecnica sia tutt'altro che impeccabile, riescirà ciononostante assai spesso a ingannare il suo pubblico con un'opera di Puccini, e ad arrivare alla fine guadagnandosi per soprammercato degli applausi. Cantanti di tal fatta ci penserebbero però due volte prima di arrischiarsi con la musica di Donizetti che mette spietatamente a nudo le vere possibilità di ognuno. (...) Le parti di Donizetti sono delle parti schiettamente liriche, piegate all'imperio della melodia, alle "arie", alle "cavatine", alle "cabalette", ai lenti "legati". Esigono sicurezza di respiro e sicurezza di tono; esigono facilità ed equilibrio d'emissione: le prime e fondamentali esigenze, si ricordi, delle esercitazioni vocali. Il fatto rimane che molti cantanti, oggigiorno, si avventurano nella loro carriera quando sono ancora lontani, molto lontani dall'aver assoluta padronanza di questi requisiti basilari.>>


Beniamino Gigli - "MEMORIE" - Arnoldo Mondadori Editore, 1957


www.belcantoitaliano.com



------------------------------------------------

Carlo Bergonzi sull'importanza della padronanza del fiato

CARLO BERGONZI SULL'IMPORTANZA DELLA PADRONANZA DEL FIATO, FONDAMENTO BASE DELLA TECNICA VOCALE!

...e il pensiero del grande tenore parmigiano Carlo Bergonzi torna insistente sulle circostanze che fecero diventare quel ragazzo semplice un Grande della lirica: i tre mesi alla fine del 1950 in cui si trasformò da baritono lirico con scritture saltuarie in tenore di successo con il futuro assicurato:
«Mi sembra una specie di miracolo e anche se l’ho fatto io, a volte non ci credo. Avevo una certa esperienza del palcoscenico, ma è tutt’altra cosa fare Andrea Chénier – il ruolo del mio debutto tenorile al Petruzzelli di Bari nel gennaio del 1951 – rispetto a un Marcello o persino un Germont (una parte che ho cantato a Catania con la Tebaldi). Quelle esperienze baritonali mi sono servite però perché ho potuto cantare a fianco di grandi tenori come Gigli, Schipa e Pertile. Ai quali chiedevo consigli tecnici negli intervalli: “Commendatore, come respira Lei per fare quegli attacchi sul passaggio?”. E Gigli rispondeva: “Caro, mettiti la mano qua sopra il diaframma mentre respiro”. E per darmi un esempio attaccava la prima frase di “Mi par d’udir ancor”. Ci sono tanti che dicono oggi: “Sì, ma è una tecnica vecchia!”. Sbagliano: la tecnica è una ed è basata sulla padronanza del fiato; è l’interpretazione semmai a mutare con gli anni».


( da un'intervista a Carlo Bergonzi, pubblicata sulla rivista "MUSICA" nel febbraio 2009 )


Nella foto: Carlo Bergonzi come Rodolfo ne "La bohème" di Puccini al Metropolitan, 1958


www.belcantoitaliano.com



----------------------------

Carlo Bergonzi spiega il suo metodo vocale

Carlo Bergonzi - Tecnica vocale - How to sing
Carlo Bergonzi explains his vocal method con Lorenzo Arruga. Carlo Bergonzi parla di tecnica vocale con Lorenzo Arruga.



Il tenore Rockwell Blake svela l'importanza primaria della tecnica rispetto alla ricerca del colore e del volume

Il tenore Rockwell Blake sull'importanza primaria della tecnica :

"Vi sono energie limitate in gola, e possono essere dedicate ad un numero limitato di cose. Una di queste è la tecnica - la capacità di muovere la voce e renderla flessibile, per farle fare qualsiasi cosa tu voglia. Le altre sono il colore e il volume. Secondo me è essenziale lavorare sulla tecnica prima di tutto. La tecnica ti permette di tirare fuori le note, di fare quello che richiede il compositore e interpretare la musica usando la tua personalità. Considero queste cose di primaria importanza nel mio lavoro.

Poi viene il volume. Non puoi andare in enormi spazi teatrali come il Metropolitan, con un'orchestra che usa corde metalliche, e non preoccuparti del volume. Resta il colore. Ciascuno ha un colore naturale di voce. Se lo cambi chiedi alla tua voce qualcosa di innaturale, e sprechi energia.
Ora, per produrre un suono inscurito devi spingere in giù la laringe. E dal momento che un suono scuro non corre come un suono chiaro, più si cerca d'inscurire il suono e più pressione si deve mettere sulle corde vocali per poter produrre il volume richiesto. E questo limiterà la tua tecnica.
Io ho speso quasi tutto il mio tempo a lavorare su tecnica e volume, ignorando il colore. Per me, la cosa più importante è poter produrre quanto più volume possibile nei punti in forte, senza limitare la mia abilità di eseguire la musica. Voglio poter fare tutte le scale e intervalli e agilità, mantenendo la flessibilità, ma essendo anche in grado di bucare l’orchestra".

(da un'intervista al tenore Rockwell Blake, all'interno dell'articolo "MUSIC; A Headstrong Tenor Discusses Music and Critics", di Allan Kozinn, apparso su "The New York Times" il 6 agosto 1989)

[trad. it. di Mattia Peli]
 





sabato 18 ottobre 2014

Masterclass di Gigli a Vienna

Masterclass di Beniamino Gigli a Vienna nel 1955:

"Loro hanno sette vocali...voi, tedeschi, o inglesi o americani non avete le 5 vocali per il canto come ce l'ha l'Italia: "A", "E", "I", "O", "U". Noi facciamo...sulla stessa posizione, noi dobbiamo fare le 5 vocali; e vi do un esempio pratico: (canta, vocalizzando "a-e-i-o-u"). Come avete visto e sentito io non ho mosso né gola...non ho mosso nulla. E' nella posizione che io ho fatto le 5 vocali. (...) Se voi dovete studiare il canto, e potrei dire anche, lasciatemelo dire...il bel canto italiano, bisogna che vi portate necessariamente a imparare le 5 vocali e metterle, le 5 vocali, sulla stessa posizione."


... Come è possibile oggi risolvere questo enigma per uno studente di canto?
La chiave sta nell'uso sapiente della PRONUNCIA delle vocali nel Canto. Cantare le 5 vocali vuol dire "accomodare", "aggiustare" la fonazione del canto lirico a quella tipica del parlato.
Dunque bisogna scegliere, soprattutto nei centri, una posizione fonatoria comoda che privilegi un bel suono e su quello costruire poi, aiutandosi molto con le labbra, una buona pronuncia. 

Quello che mi diceva la mia insegnante era più o meno la stessa cosa: "Trova un bel suono, e su quello poi senza spostare la posizione costruisci le vocali".

Ovviamente per il registro più acuto intervengono altri fattori (suoni costruiti in diverso modo), ma per i centri di ogni cantante lirico ho potuto constatare che il sistema di Gigli è molto funzionale alla produzione di un bel suono vocalico, e quindi, di un BEL CANTO all'italiana!

Qui trovate le registrazioni integrali di queste mirabili lezioni di canto del grande Beniamino Gigli:




Un saluto cordiale,
M° Astrea Amaduzzi