giovedì 23 giugno 2022

La maturazione vocale secondo Aldo Protti

Il grande Baritono Aldo Protti parla dei giovani Cantanti che hanno il suo stesso registro vocale... ATTENZIONE cari Baritoni in erba, attenzione a non "ingrossare"...

<<Il problema è che adesso iniziano troppo presto: ho sentito un baritono che ha 23 anni. Io ho cominciato a 28. Poi si sente dire "ho sentito un baritono però l'è legèr" per forza, ci vuole del tempo perché deve crescere fisiologicamente tutto il corpo. Non puoi mica mettergli in gola un "Rigoletto" o un "Trovatore", e altre opere non ne fanno perché non le mettono in cartellone. Ci sono poi quelli che dicono "Quello lì non ha mica la voce da 'Rigoletto'": no, l'è giovin e basta. Fanno i concorsi a vent'anni, ventidue: potrai trovare un tenore, un basso ma un baritono no, il baritono è la voce normale che a quell'età non può ancora avere. Parlare di baritoni non posso perché non ne conosco>>

Il tenore Rockwell Blake svela l'importanza primaria della tecnica rispetto alla ricerca del colore e del volume

Il tenore Rockwell Blake sull'importanza primaria della tecnica :

"Vi sono energie limitate in gola, e possono essere dedicate ad un numero limitato di cose. Una di queste è la tecnica - la capacità di muovere la voce e renderla flessibile, per farle fare qualsiasi cosa tu voglia. Le altre sono il colore e il volume. Secondo me è essenziale lavorare sulla tecnica prima di tutto. La tecnica ti permette di tirare fuori le note, di fare quello che richiede il compositore e interpretare la musica usando la tua personalità. Considero queste cose di primaria importanza nel mio lavoro.

Poi viene il volume. Non puoi andare in enormi spazi teatrali come il Metropolitan, con un'orchestra che usa corde metalliche, e non preoccuparti del volume. Resta il colore. Ciascuno ha un colore naturale di voce. Se lo cambi chiedi alla tua voce qualcosa di innaturale, e sprechi energia.
Ora, per produrre un suono inscurito devi spingere in giù la laringe. E dal momento che un suono scuro non corre come un suono chiaro, più si cerca d'inscurire il suono e più pressione si deve mettere sulle corde vocali per poter produrre il volume richiesto. E questo limiterà la tua tecnica.
Io ho speso quasi tutto il mio tempo a lavorare su tecnica e volume, ignorando il colore. Per me, la cosa più importante è poter produrre quanto più volume possibile nei punti in forte, senza limitare la mia abilità di eseguire la musica. Voglio poter fare tutte le scale e intervalli e agilità, mantenendo la flessibilità, ma essendo anche in grado di bucare l’orchestra".

(da un'intervista al tenore Rockwell Blake, all'interno dell'articolo "MUSIC; A Headstrong Tenor Discusses Music and Critics", di Allan Kozinn, apparso su "The New York Times" il 6 agosto 1989)

[trad. it. di Mattia Peli]
 





Il soprano Claudia Muzio insegna che occorre preservare la voce

Il soprano Claudia Muzio insegna che occorre preservare la voce, evitando di esercitarsi continuamente sulle note acute e su quelle basse


<< My compass is three octaves–from C below middle C, to two octaves above that point. I also have C sharp, but I do not practice it, for I know I can reach it if I need it, and I save my voice. Neither do I work on the final tones of the lowest octave, for the same reason–to preserve the voice. >>

<< La mia estensione è di tre ottave–dal DO sotto al DO centrale, fino a due ottave più in alto di quel punto. Io posseggo anche il DO diesis, ma non mi ci alleno, poiché so che posso raggiungerlo se ne ho necessità, e salvo la mia voce. Né mi metto ad esercitarmi sugli ultimi suoni dell'ottava più bassa, per la medesima ragione–per preservare la voce. >>

- CLAUDIA MUZIO

www.belcantoitaliano.com

"VOCAL MASTERY" - Talks with Master Singers and Teachers by Harriette Brower New York, Frederick A. Stokes Company Publishers, 1920
 
[trad. it. di Mattia Peli]

Emmy Destinn - "Quando canto mi sento come se non avessi la gola"

Emmy Destinn - "Quando canto mi sento come se non avessi la gola"


"When I sing I feel as if I have no throat" ("Quando canto mi sento come se non avessi la gola") - Emmy Destinn, prima interprete de "La fanciulla del West" di Puccini con Caruso

mercoledì 9 dicembre 2015

Lilli Lehmann sulla libertà laringea nel canto lirico


Cari Lettori e Studenti di Canto, quante volte avrete sentito dire "Negli acuti abbassa la laringe!" ????

SBAGLIATO. Davvero, niente di più sbagliato.

Sono tanti, ma proprio tanti i grandi interpreti dell'Opera che hanno parlato di "gola aperta", "gola libera" "gola che non si sente" nel Canto lirico.

Oggi parliamo di un caso che dovrebbe essere d'esempio per ogni Studente di Canto. Andiamo ad analizzare la testimonianza di una grandissima Cantante dell'età d'oro dell'Opera presentando il Soprano Lilli Lehmann.

Cantante tedesca mozartiana e belliniana, operista e liederista, fu chiamata da Wagner come prima interprete nella prima esecuzione assoluta del "Ring" del 1876 a Bayreuth, e cantò come solista nel Requiem verdiano al Festival di Colonia del 1877 sotto la direzione dello stesso Verdi! Fu anche l'insegnante di diverse cantanti, tra le quali Geraldine Farrar, prima interprete di Suor Angelica di Puccini.

Autrice di un trattato sull'arte del canto, "Meine Gesangskunst" e partita come soprano leggero o di agilità, riuscì, sia seguendo la propria natura che attraverso uno studio tecnico intelligente e costante, a diventare soprano drammatico, arricchendo la voce di possanza e ampiezza.

La voce della Lehmann non era certamente leggera per sua natura, ma era TENUTA leggera.

Questo è il segreto di tantissimi cantanti con voci grandi: Caruso, Corelli, Galliano Masini, Giacomo Lauri Volpi (solo per citarne alcuni), ed era anche il segreto della grande Lehmann. Lasciamo che sia lei stessa a spiegarlo:

- "La laringe non va di colpo premuta giù o spinta bruscamente su, tranne nel caso in cui si voglia utilizzare come "effetto"."
- "Inoltre, la posizione non costretta della laringe che deve essere tenuta senza pressione dei muscoli della gola (...)"
- "La laringe ha bisogno, non ostacolata dalla lingua, di salire e scendere (...)"
- "La laringe non va premuta né troppo in basso né troppo in alto, bensì deve poter lavorare liberamente (...)"
 
 [trad. it. di Mattia Peli]

[da: Lilli Lehmann, "Meine Gesangskunst", 1902]

Nella foto: Lilli Lehmann come Norma, nella "Norma" di Bellini

I consigli della Lehmann sono molto semplici:
"La laringe non va di colpo premuta giù o spinta bruscamente su, tranne nel caso in cui si voglia utilizzare come "effetto"." = ad esempio soprattutto nelle voci femminili può essere favorito l'abbassamento laringeo per creare una decisa "voce di petto".

Ancora la Lehmann raccomanda: che la laringe "deve essere tenuta senza pressione dei muscoli della gola" (è la famosa "gola aperta" di cui parlano Caruso e Gigli!)

"La laringe ha bisogno, non ostacolata dalla lingua, di salire e scendere (...)" e questo è uno dei principi tecnici FONDAMENTALI della Scuola d'Oro del Belcanto, una buona respirazione non servirà che a rovinare chi adotti posizioni laringee sbagliate e chi forzi la posizione della lingua.

Ricordiamo la grande Luisa Tetrazzini che notando come la lingua fosse un muscolo fortissimo suggeriva di rilassarla e di tenere la mandibola "simile a quella di un idiota".

Io stessa prima come interprete e poi come docente di Tecnica vocale ho sempre lasciato che la mia voce sgorgasse completamente libera; la laringe va assecondata, non forzata, spinta in alto o addirittura abbassata.

A tal proposito mi sembra molto utile usare un'immagine che mostra, appunto, un grafico illuminante elaborato da Anna Lankow che mostra le posizioni vocali di un soprano e l'estrema mobilità di laringe, mandibola e lingua.

Mobilità laringea, mandibolare e del palato molle nella salita agli acuti nel Canto Lirico
(Anna Lankow - "The science of the Art of Singing" - pag.14)

Per capire quindi quanto importante sia la testimonianza della Lehmann, prendetevi il tempo di leggere la sua biografia e dopo aver imparato a respirare bene, se vorrete acuti splendidi e sicuri, imparate a lasciare in pace la vostra laringe!
Cordialmente, M° Astrea Amaduzzi

La biografia della grande Lilli Lehmann, nata a Würzburg, nel cuore della Germania il 24 novembre 1848 è a dir poco

impressionante: in 81 anni di esistenza legata alla Musica, come soprano è stata un fulgido esempio di splendore tecnico oltre che una delle prime grandi interpreti delle opere di Richard Wagner.

Lilli Lehmann ricevette le prime lezioni di canto dalla madre, Maria Theresia Löw, cantante ed arpista. Il padre, Karl-August Lehmann, era un tenore e la sorella minore, Marie (1851–1931), divenne anch'ella cantante (mezzosoprano).

La Lehmann fece il suo debutto nel 1865 a Praga, nella parte di uno dei tre genietti ne Il flauto magico di Mozart, quindi interpretò anche Pamina e la Regina della Notte. Ma già nel 1869 la vediamo impiegata nell'Opera di Stato di Berlino.

La Lehmann fece parte del cast del primo Festival di Bayreuth nel 1876, e cantò i ruoli di Woglinde ne L'oro del Reno, di Ortlinde in La Valchiria e dell'Uccello della foresta in Sigfrido. Nel 1886 cantò per la prima volta il ruolo di Brunilde.

E poi debutta agevolmente in molti altri importanti titoli tra cui "Le allegre comari di Windsor" "Fidelio" "Carmen" "Gli Ugonotti" e poi nel 1884 è Micaela in Carmen e nel 1885, Konstanze in Die Entführung aus dem Serail e poi ancora la protagonista in Lucia di Lammermoor.

Successivamente invitata a cantare in molte capitali europee, (Londra, Parigi, Praga, Stoccolma e Vienna, dal 1885 al 1890 al Metropolitan Opera di New York, contribuì a far apprezzare anche in America le opere di Wagner.

Ancora al Metropolitan Opera House debutta nel novembre 1885 come Carmen, e poi è Brünnhilde in Die Walküre, nel 1886 Marguerite in Faust (opera), Venus in Tannhäuser (opera) ed Isolde in Tristan und Isolde, e poi ancora la vediamo come Rachel ne La Juive, ne Il crepuscolo degli dei, Donna Anna in Don Giovanni,in Amelia per Un ballo in maschera, e nel 1890 è protagonista in Aida e Norma.

Nel 1891 è Leonora ne Il trovatore, nel 1892 è Sélika ne L'Africaine. Nel 1899 è Fricka in Das Rheingold diretta da Franz Schalk arrivando a 265 recite al Met.

Ancora a Vienna nel 1888 è Susanna ne Le nozze di Figaro, nel 1891 la protagonista in Lucrezia Borgia (opera) e Brünnhilde ne Il crepuscolo degli dei, nel 1895 Elvira in Ernani e Brünnhilde in Die Walküre e Siegfried, nel 1900 la protagonista in Aida diretta da Gustav Mahler e terminando nel 1907 come Konstanze in Die Entführung aus dem Serail.

Nel 1891, iniziò anche la carriera di insegnante, avendo fra le sue allieve anche Geraldine Farrar, Olive Fremstad, Viorica Ursuleac, Emmy Krüger e Germaine Lubin.

Tra il 1901 e il 1910 contribuì alla fondazione del Festival di Salisburgo, e cantò nel Don Giovanni (Donna Anna) e ne Il flauto magico. Assunse la direzione artistica dell'impresa e divenne una delle più attive sostenitrici del Mozarteum.

Salzburg, Mozarteum, Großer Saal, Denkmal Lilli Lehmann

All'età di 62 anni si ritirò dalle scene per limitarsi all'attività concertistica. La sua voce, di grande qualità e volume, la rese non solo una delle più grandi interpreti del repertorio wagneriano, ma anche un'ottima interprete di Mozart. Nei ruoli di Brunilde e Isolde era insuperata, ma si cimentò anche nel repertorio liederistico.

Aveva sposato nel 1888 il tenore Paul Kalisch, da cui si separò qualche tempo dopo. Vegetariana, amava molto gli animali, e si impegnò nella lotta contro la vivisezione.

Autrice di un trattato sull'arte del canto, "Meine Gesangskunst" si spense a Berlino il 17 maggio 1929

Appendice: Anna Lankow (1850 - 1908) Fu un'insegnante di canto di grande successoa New York. E stata una delle prime persone ad aver effettuato una registrazione della voce nel 1896.


Lankow aveva studiato canto con Adolf Brömme (1826-1905), allievo di Manuel García (1805-1906), ed è stata un membro fondatore dell'Associazione Nazionale degli Insegnanti di Canto di New York (1906).  La Lankow morì tragicamente in Italia dopo la sua carrozza precipitò su una collina durante una tempesta nel 1908.


CONFRONTA:

Le agilità vocali di Caruso

I passaggi di registro

Alleggerire nel passaggio

Metodo di canto Caruso - Tetrazzini

La tecnica di Galliano Masini per passare agli acuti


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giovedì 3 settembre 2015

Vocali miste nella Scuola Pavarotti-Freni


Mirella Freni sulla vocale A nel canto lirico, messa più avanti, mischiata con un po' di O:

D - La Signora parlando della A mi ha fatto venire in mente il problema dell'articolazione...

R - <<Sai, ci sono certi soprani che sono di Bel Canto e allora si preoccupano molto di più, diciamo, della qualità del suono, della linea, e trascurano, diciamo, la pronuncia (...) si deve studiare bene, per esempio, Le ho detto, io la A, io per natura la porto ad aprire, anche parlando, e mi va indietro e so che se io canto (accenna cantando) "A" mi va via... devo cercare di metterla più avanti, mischiata magari con un po' di O, che viene fuori la A giusta lo stesso e questo si deve anche studiare;

si deve cercare di mischiare anche le vocali
e poi non trascurare le consonanti che sono molto importanti per attaccarsi al suono in alto;

io, non so, posso dare un esempio qua, quando canto nella "Bohème" il "Donde lieta uscì", quando devo fare verso il finale (accenna cantando) "Bada", e lo faccio pianissimo, naturalmente tutto bene, questo, io, prima di attaccare questo 'Bada', dentro di me, nella mia testa, io sto pensando a una N (accenna l'attacco "nBA-") e sono là, ma se faccio "BA-" mi può portare la A bassa, io sto già pensando a una N (accenna nuovamente) "nBA-DA" e viene giusto (...)>> 

(da "Scuola di canto", presentata da Mirella Freni e Luciano Pavarotti, Modena, 1976)




Mirella Freni: una delle più celebrate Mimì, una meravigliosa Desdemona; una voce lirica di purezza e brillantezza splendida, indiscutibile dal punto di vista tecnico e interpretativo; una Cantante Lirica Italiana autentica. Io conosco molto bene la sua scuola; ho appreso gli stessi meravigliosi sistemi di emissione vocale e alcuni dei suoi "trucchi" migliori che mi sono stati trasmessi dalla mia splendida Maestra di Canto, Carmela Remigio, proprio mentre con lei preparavo l'Aria "Donde lieta uscì" di Puccini. Tra le principali caratteristiche:
- prima di ogni cosa la respirazione profonda diaframmatico - intercostale (non è mai abbastanza!)
- la ricerca di un suono bello, limpido, brillante, ricco di armonici
- la morbidezza di passaggio verso il registro acuto e la sicurezza di tenuta delle note
- il modo di pronunciare le vocali mentre si canta è fondamentale, soprattutto nei centri per tenere i suoni "sempre avanti", inclusi i pianissimi e i filati che in Teatro devono poter essere uditi fino al loggione.
Ho poi avuto la fortuna di conoscere e lavorare con il Maestro Leone Magiera, splendida guida, e apprendere da lui un sistema interpretativo relativo alla drammaturgia e alla psicologia del personaggio di grande livello artistico.


Un cordiale saluto a tutti!

M° Astrea Amaduzzi

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Vi aspettiamo dal 6 al 21 marzo 2016 per un fantastico appuntamento dedicato all'Opera Italiana nelle terre di Beniamino Gigli.

Si selezionano:
- 10 Cantanti e 2 Pianisti (partecipanti effettivi)
- 5 Uditori (Cantanti o Pianisti)
per un laboratorio tecnico, stilistico e interpretativo su Lucia di Lammermoor, La Traviata, La Bohème.

Il corso, della durata di 16 giorni, si articolerà nello studio approfondito di Arie e Scene d'insieme, sia dal punto di vista tecnico e interpretativo che della prassi esecutiva e scenica.


Il laboratorio si svolgerà a Recanati nei locali del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano "Beniamino e Rina Gigli", al Teatro Persiani, nell'Aula Magna del Comune con il Pianoforte di Beniamino Gigli e al Teatro "La Rondinella di Montefano.


Gli Allievi saranno sempre in costantemente guidati dai Docenti del Corso, il M° Astrea Amaduzzi, Soprano Lirico di Coloratura, Docente di Tecnica Vocale ed esperta nella prassi esecutiva Belcantistica, e dal Maestro Mattia Peli, Direttore d'orchestra, Pianista e Compositore.
Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione "Beniamino Gigli" di Recanati guiderà invece i partecipanti alla scoperta dei luoghi gigliani e curerà una visita al Museo Gigli di Recanati.

  
 A insindacabile giudizio dei Docenti, a fine corso, gli Allievi ritenuti idonei parteciperanno all'allestimento dell'Opera "La Traviata" di Giuseppe Verdi e i migliori saranno scritturati per un grande Concerto Internazionale estivo retribuito dedicato al Belcanto Italiano.

A ciascun Allievo effettivo sarà chiesta un contributo di partecipazione di 22 Euro giornalieri.


L'intero ricavato sarà devoluto all'Associazione Gigli per l'organizzazione delle numerose iniziative Culturali in collaborazione con il CISBI, Centro internazionale di Studi per il Belcanto Italiano. 



tel. (+39) 347 58 53 253


(+39) 3475853253
Contatto WhatsApp di Belcanto Italiano:
(+39) 347 58 53 253

mercoledì 2 settembre 2015

Respirazione diaframmatica e sostegno nel Canto Lirico di Anna Moffo


Per gli amici di Belcanto Italiano la preziosa testimonianza del Soprano Anna Moffo.
Ma leggendo, non va dimenticato che spesso troppe parole confondono gli Studenti e soprattutto che bisogna saper dimostrare con i fatti la validità di quanto si afferma nel Canto Artistico, esattamente come ha fatto questa grandissima Artista.

- "Anna," dissi, "Lei è di origine italiana, ha trascorso molto tempo in Italia, e parla la lingua italiana insolitamente bene. Che cosa significa per Lei il termine 'appoggiare'?"
- (...) "Tutte le volte che qualcuno mi ha detto, 'Appoggia bene,' ha sempre significato per me 'sostegno'." (...)
"Alcuni fanno l'attacco di glottide perché spingono nel fiato. Ciò è dannoso alla gola. Il mio problema più grande, se so di avere una grande frase, è che mi devo esercitare per 'non' prendere un grande respiro in più. Ho scoperto di avere più fiato di quel che pensavo. 
Io leggo spesso ad alta voce. Non dico, 'Mi chiamano Mimì,' (respiro affannoso), 'ma il mio nom'è Lucia,' (respiro affannoso), dunque perché dovrei farlo quando canto? Delle volte per lunghi e interminabili passaggi di note veloci prendo un fiato più profondo ed espando la schiena. Per me, il 'sostegno' significa semplicemente mettere il giusto quantitativo d'aria in ogni nota, e non lasciarlo mai calare, così che sia un tutt'uno...ogni nota ha la stessa energia. Ho come la sensazione che una colonna d'aria mi stia proprio fuoriuscendo da in cima alla testa, ma a partire dai piedi... Naturalmente non è così: parte dal diaframma. Io respiro dal diaframma e addome basso, assieme alla schiena."



- "Anna," I said, "you are of Italian descent, have spent much time in Italy, and speak the language unusually well. What does the word 'appoggiare' mean to you?"
- (...) "Whenever anyone said to me, 'Appoggia bene,' it always meant support." (...)
"Some people have a glottal attack because they slam into the breath. It's hard on the throat. My biggest problem is, if I know I have a big phrase, I must work 'not' to take an extra big breath. I have found I have more breath than I think I have.
I often read out loud. I don't say, 'Mi chiamano Mimì,' gasp, 'ma il mio nom'è Lucia,' gasp, so why should I when I sing? Sometimes for long, endless runs, I take a deeper breath and expand my back. To me, support is just putting the right amount of air under each note, and never letting it down, so it's all one piece...every note has the same energy. I feel as though a column of air is coming right out of the top of my head, but it starts at my feet... Naturally, it doesn't: it starts at the diaphragm. I breathe from the diaphragm and lower abdomen, along with the back."

(tratto da una intervista al soprano Anna Moffo condotta dal basso Jerome Hines, riportata in: J.Hines - "Great Singers on Great Singing", Doubleday, 1982) [trad. it. di Mattia Peli]

Cordialmente, M° Astrea Amaduzzi