giovedì 23 giugno 2022

Tito Schipa e il segreto delle vocali e delle parole che cadono dall'alto sulle labbra

TITO SCHIPA E IL SEGRETO DELLE VOCALI E DELLE PAROLE CHE CADONO DALL'ALTO !



- "When you sing, do you use the lips?"

<<For pronunciation, yes. "Ah, eh, ih, oh, oo." But this "oo", it is necessary to press the lips, but not to press on the throat. To do this is a great secret I learned from Tito Schipa. At the beginning of my career he told me, "The vowels are little and they fall from on high over the lips, and the breath makes the vowels run into the theater. The vowel does not form itself inside the mouth or the throat. The vowel drops from above. The words drop from above onto the lips." This is a great secret.>>

- "Quando Lei canta, usa le labbra?"

<<Per la pronuncia, sì. "A, E, I, O, U." Ma questa "U", è necessario stringere le labbra, ma non premere sulla gola. Questo è un grande segreto da utilizzare che ho imparato da Tito Schipa. All'inizio della mia carriera egli mi disse, "Le vocali sono piccole e cadono dall'alto sulle labbra, e il fiato le fa correre in teatro. La vocale non si forma dentro la bocca o nella gola. La vocale piove dall'alto. Le parole piovono dall'alto sulle labbra." Questo è un grande segreto.>>

Tito Schipa insegnante di canto nella scuola di via Flaminia a Roma, primi anni '60


(da una intervista al soprano Magda Olivero condotta dal basso Jerome Hines, riportata in: J. Hines - "Great Singers on Great Singing", Doubleday, 1982)
 
[trad. it. di Mattia Peli]


Schipa canta I' te vurria vasà



Tito Schipa canata NAPULITANATA



E qui una Lucia meravigliosa, che fraseggio!


A lezione di canto dal tenore Giacomo Lauri-Volpi

A 'singing lesson' with Giacomo Lauri-Volpi



Nellie Melba e l'esercizio delle 5 vocali su una medesima nota e con un unico fiato

Nellie Melba spiega l'esercizio delle cinque vocali su una medesima nota e con un unico fiato !!!

<<Sing the five simple vowels, oo, oh, ah, ay, ee, (Italian vowels u, o, a, e, i,) on one note and in one breath. Begin on the G above middle C and repeat the exercise on each note up to C on the third space. Allow the mouth to move easily in order to form the different vowels, but make no break between the different sounds. Keep them all of the same quality, with the same amount of resonance. At first you will probably find it difficult to keep the ah of the same quality as oh, and the ay and ee will probably be even more different.
Do not stiffen the throat and endeavour to make them all the same. There must be ease and clean and natural shaping of each vowel.
You will only learn to sing this exercise correctly if you use your ears and keep the soft palate in the same high position for all the five vowels, that it quite naturally takes for oo.
When you can hear your voice in this exercise you will find it much easier to hear your voice when you sing songs, and you will more readily detect the changes of quality which so often spoil a phrase.>>

 

<<Si cantino le cinque vocali semplici (le vocali italiane "u, o, a, e, i") su una medesima nota e con un unico fiato. Si cominci sul SOL sopra al DO centrale e si ripeta l'esercizio su ogni nota, salendo fino al DO sul terzo spazio. Si lasci muovere comodamente la bocca per formare le diverse vocali, ma senza creare cambiamenti improvvisi che spezzino i diversi suoni vocalici. Si mantengano le vocali tutte della stessa qualità, con la stessa quantità di risonanza. In un primo momento, con buona probabilità, risulterà difficile mantenere la "a" della stessa qualità della "o", e la "e" e la "i" verranno probabilmente ancor più dissimili.
Non si irrigidisca la gola e si cerchi di renderle tutte uguali. Dev'esserci facilità e una formazione pura e naturale di ciascuna vocale.
Si imparerà a cantare correttamente questo esercizio solo se si utilizzerà l'orecchio e si manterrà il palato molle nella stessa posizione alta per tutte e cinque le vocali, posizione che esso assume molto naturalmente con la "u".
Quando si riuscirà a percepire uditivamente la propria voce in questo esercizio, risulterà molto più facile sentirla mentre si cantano le arie, e si rileveranno più sollecitamente i cambiamenti di qualità che così spesso rovinano una frase.>>


(tratto da: "Melba Method" by Dame Nellie Melba - Chappell & Co., 1926)

[trad. it. di Mattia Peli]

Carlo Bergonzi spiega il suo metodo vocale

Carlo Bergonzi - Tecnica vocale - How to sing
Carlo Bergonzi explains his vocal method con Lorenzo Arruga. Carlo Bergonzi parla di tecnica vocale con Lorenzo Arruga.



Il vocalizzo del grande baritono Battistini sulla frase dell'Ernani "Da quel dì che t'ho veduta"

<<"DA QUEL DI' CHE T'HO VEDUTA BELLA COME UN PRIMO AMORE". RICORDATI, VALDENGO, CHE QUESTA FRASE E' COME UNO STUDIO DI BELCANTO>>

"Sai, ieri pensavo a te, e voglio suggerirti una cosa che faceva Battistini per tenere sempre la voce fluida e il fiato in esercizio: Battistini cantava ogni giorno, ripetendola, la frase dell'Ernani: "Da quel dì che t'ho veduta bella come un primo amore". Ricordati, Valdengo, che questa frase è come uno studio di belcanto, forse meglio, e farà si che, quando riuscirai a cantarla con facilità, la tua voce sarà così malleabile che qualunque frase del repertorio di baritono ti sembrerà un nulla". Pregai il Maestro di spiegarmi come ciò potesse avvenire: "Vedi", mi disse "questa frase è quasi tutta scritta sul passaggio della voce di baritono, e per farla perfetta bisogna che non si senta disuguaglianza di colore tra registro medio e registro acuto. Battistini, che non aveva voce molto scura, anzi tendeva al tenore drammatico, eseguiva questa frase sempre a vocalizzo, mettendo, al posto delle parole, solo vocali".

Conversazione tra Arturo Toscanini e Giuseppe Valdengo - Giuseppe Valdengo "Scusi, conosce Toscanini?" Musumeci Editore 1984, p. 48 - www.belcantoitaliano.com




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L'utilità di un buon fiato nella linea Belcantistica


"SOLTANTO IL FIATO DEVE ESSERE SEMPRE IN COLONNA COL SUONO, NATURALMENTE PERCHE', SE MANCA IL FIATO, ADDIO LINEA DI BEL CANTO!" (Conversazione tra Arturo Toscanini e Giuseppe Valdengo)

<<Circa il personaggio di Falstaff, il maestro me lo illustrò fin nei più piccoli particolari ed esigeva una interpretazione permeata di realismo e di verismo quanto maggiore possibile, ma che non pregiudicasse né l'ideale drammatico né l'ideale comico. Mi diceva. "Falstaff non è buffone come lo pensano e lo interpretano molti artisti; sono le situazioni in cui si mette che lo rendono buffo. Lui è convinto di piacere a tutte le donne, altrimenti non cadrebbe in una seconda burla, quella del bosco e delle fate. E' chiaro?". "Sì, maestro", rispondevo e lui si infervorava sempre più nel segnalarmi le caratteristiche di quel singolare personaggio. "Il suo canto", proseguiva Toscanini "deve essere rilassato, non mai isterico, anche quando la collera lo assale. Le persone grasse sono in genere sempre flemmatiche, bonarie, non si lasciano mai andare a gesti violenti. Anche quando Falstaff ordina ai servi di lasciarlo solo con la Quickly, lo fa, ma senza urlare e senza degnarli di uno sguardo. I servi oggi ci sono e domani non ci sono: bisogna quindi far sentire il distacco. Ricordati poi, che, cantando la parte di Falstaff, dovrai sempre in certo qual modo farti tirare dall'orchestra, e quell'attimo di ritardo, darà più netto, a chi ascolta, il senso della pesantezza del personaggio... "Soltanto il fiato deve essere sempre in colonna col suono, naturalmente perché, se manca il fiato, addio linea di bel canto!">>

Conversazione tra Arturo Toscanini e Giuseppe Valdengo - Giuseppe Valdengo "Scusi, conosce Toscanini?" Musumeci Editore 1984, p. 77 - www.belcantoitaliano.com

Consigli tecnico-vocali dati da Toscanini al baritono Giuseppe Valdengo

"Era un uomo impastato di musica. Aveva quasi una magia. Quando m’imponeva di fare un “forte – piano” io lo facevo, cosa che con gli altri non l’avrei fatto. Aveva una forza unica di penetrazione nell’insegnamento, perché prima di tutto ti insegnava la pronuncia, ti insegnava il canto.
Se gli dicevo che non mi veniva bene una nota si faceva dire le parole che c’erano e lui ti diceva di chiudere di più quella A o quella O e la nota ti veniva: comprende? Un insieme meraviglioso".

Intervista al Baritono Giuseppe Valdengo su Toscanini
realizzata a Parma il 9/4/1977



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